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A Izmir consacrazione al Cuore di Gesù

Sorgente per la Chiesa

«È il Sacro Cuore di Gesù la sorgente di vita e di unità per la Chiesa. Consacrandoci al Sacro Cuore di Gesù vogliamo andare “al cuore” cioè al centro della nostra fede»: così Martin Kmetec, arcivescovo di Izmir e presidente della Conferenza episcopale turca, presenta il significato della celebrazione che la Chiesa cattolica in Turchia ha vissuto ieri, 7 giugno, quando nella cattedrale di Izmir vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli hanno pronunciato il solenne atto di consacrazione di tutta la Chiesa turca al Sacratissimo Cuore di Gesù.

La scelta avviene in occasione dello speciale “Anno dell’eucaristia” che la comunità cattolica locale vive in preparazione al Giubileo e in cammino verso il 53° Congresso eucaristico internazionale. «Mentre ci preparavamo a questa celebrazione, abbiamo accolto il documento di Papa Francesco sul Sacro Cuore, che ci ha dato la gioia di sentirci in piena sintonia con il Pontefice», riferisce monsignor Kmetec «L’Osservatore Romano». La concelebrazione eucaristica, in una cattedrale gremita di fedeli, è stata presieduta dall’arcivescovo Marek Solczyński, nunzio apostolico in Turchia, come rappresentante di Papa Francesco. «È stata una liturgia intensa e partecipata, anche se in Turchia era un giorno lavorativo. Dopo la messa e l’adorazione eucaristica, tutto il popolo di Dio ha letto con fede la preghiera di consacrazione, un gesto che, nei giorni scorsi, è stato compiuto anche dai fedeli nelle altre diocesi», racconta Kmetec. Il fine è «riscoprire e rinnovare la consacrazione avvenuta il giorno del battesimo, rinunciare alle seduzioni del male per vivere nella libertà dei figli di Dio, mettere tutta la vita nelle mani di Cristo, anche di fronte alla violenza», spiega l’arcivescovo di Izmir, che nell’omelia da lui stesso pronunciata ha rimarcato: «Confidiamo in un cuore debole di Cristo, che ha scelto la fatica della vita, che non ha nascosto le lacrime, l’amore, il dolore. Il Cuore umano e divino di Cristo sentì e sentirà per sempre ogni dolore, ogni sofferenza, ogni povertà umana. Per questa ragione ci affidiamo a lui, liberamente e interamente», in un atto che è stato profondamente sinodale ed espressione di piena comunione dei cattolici in Turchia con la Chiesa universale.

La comunità cattolica ha vissuto l’evento con speciale intensità spirituale dopo l’attentato terroristico avvenuto nella chiesa della Natività di Nostra Signora a Büyükdere, nel distretto di Sariyer, a nord di Istanbul, il 28 gennaio scorso, quando due attentatori fecero irruzione nella chiesa durante la celebrazione della messa. «Come cattolici che vivono a Istanbul — ha sottolineato il vescovo Massimiliano Palinuro, vicario apostolico di Costantinopoli per i fedeli di rito bizantino residenti in Turchia — conosciamo l’amore fraterno e sincero, la coscienza e l’ospitalità del popolo del nostro paese. Amiamo molto il nostro paese e la nostra gente. Gli individui e i gruppi che pensano che ci chiuderemo nelle chiese, in preda a un’ondata di terrore, non otterranno questo risultato». La risposta a quella violenza inaudita, alla paura che si intende seminare tra i fedeli, all’odio interreligioso che si vuole indurre, «è la fede, è proprio la consacrazione della comunità cattolica turca e di tutta la nazione al Sacro Cuore di Gesù», aggiunge monsignor Kmetec: «Come cattolici in Turchia siamo una goccia nel mare, ma vogliamo essere una Chiesa viva, attaccata a Cristo Signore, testimoniando il suo amore anche in frangenti difficili e dolorosi».

di PAOLO AFFATATO

Foto: Nathalie Ritzmann

Fonte: https://www.osservatoreromano.va/it/