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ATTIVITÀ DI CARITAS ANADOLU DOPO IL GRANDE TERREMOTO DI HATAY

Intervista di Andrea Bimbi da Caritas Toscana al Direttore Regionale Di Caritas Anatolia John Sadredin

Nella provincia di Hatay, ad Iskenderun, ha la sua sede Caritas Anatolia. 

Questa zona, dove vive una popolazione di 1,69 milioni di persone, è stata la più colpita dal terremoto del 6 febbraio 2023.. Il 36% dei danni totali si è verificato proprio ad Hatay: sono stati danneggiati il 42% degli edifici residenziali, il 40% degli edifici non residenziali e quasi il 34% delle infrastrutture. 

Questa provincia ospita la sede del Vicariato Apostolico di Anatolia: tra le strutture danneggiate ci sono anche edifici di rilevanza storica, culturale e religiosa tra cui la Cattedrale cattolica dell’Annunciazione di Iskenderun, di fine ‘800.

Ci accoglie John Sadredin, il direttore della Caritas diocesana. 

Una realtà diversa

Come si può facilmente immaginare, il terremoto ha stravolto la realtà diocesana.  « Innanzitutto dobbiamo evidenziare che la nostra Caritas diocesana è diversa da quelle italiane. Basta pensare alla vastità del nostro territorio: per darvi un'idea noi siamo presenti e attivi in 32 città diverse, la più vicina è a soli 32 km, ma la più distante si trova a più di 1.300 km. In tutti questi anni abbiamo lavorato sia con i rifugiati che con i profughi ma anche con la popolazione locale, con attività variegate su più livelli. Le principali erano sia assistenziali ma anche, soprattutto dopo la pandemia, a livello educativo. »  esordisce in un perfetto italiano. 

I primi interventi

« Per essere sinceri non riusciamo ad arrivare dappertutto, quindi abbiamo pensato di lavorare nella nostra provincia (Hatay), cominciando dalla città di Iskenderun fino ad arrivare ad Antiochia e dintorni. Dal secondo giorno siamo intervenuti portando cibo alle persone: il problema più grande era legato al crollo delle case, per cui molti dormivano per strada, anche all’aperto dato che non c’era ancora la disponibilità delle tende. Per esempio qui nella chiesa abbiamo ospitato fino a 120 persone nelle prime due settimane, successivamente la media si aggirava attorno ai 70 ospiti, così come anche nella comunità di Mersin, gestita dai padri cappuccini, dove sono state ospitate 120 persone trasferite da Antiochia. » 

John ci tiene particolarmente a sottolineare l’attenzione dedicata a supportare le persone nel percorso di superamento del trauma: « Dalla terza settimana abbiamo cominciato a mettere delle tende in cortile per aprire una piccola scuola per i ragazzi, con lo scopo di farli stare insieme: cercavamo di animare le loro giornate con attività educative e ricreative, anche per aiutarli a dimenticare il terremoto. Tuttavia non è stato facile perché comunque le scosse hanno continuato a verificarsi in modo continuativo nei giorni successivi. Per questo motivo alla comunità di Mersin abbiamo portato cinque psicologi per quasi due settimane in modo da assicurare un sostegno specifico ai ragazzi. » 

Semi di speranza

E’ difficile individuare aspetti positivi in una situazione così complessa, ma è questo quello a cui sono chiamati i cristiani, cogliere e testimoniare la Speranza in tutte le situazione della vita: « Posso dire che il terremoto ha avuto un aspetto negativo legato alle morti e le distruzioni, ma anche degli effetti positivi creando unità e fraternità nella nostra comunità. Tante persone infatti hanno iniziato fin dal primo istante a venire in chiesa mettendosi a disposizione. Voglio sottolineare che tanti di questi avevano perso la casa, ma si sono presentati da noi per mettersi a servizio degli altri. Il primo mese sicuramente è stato quello più duro, eppure avevamo 37 nuovi volontari fissi dalle 6.30 del mattino alle 23.00 ogni giorno per aiutarci a preparare i pacchi alimentari da distribuire alle famiglie. Un altro episodio bello è quello di alcuni rifugiati che sono stati in passato nostri utenti e che invece in questa situazione di difficoltà hanno realizzato fra loro una piccola colletta di prodotti e li hanno inviati qua per la distribuzione. Queste sono cose bellissime che fanno vedere come il cuore dell’uomo non sia indifferente. Alla gente interessa, eccome, la situazione degli altri! » 

Le attività post terremoto

Dopo una fase iniziale durata una decina di giorni è stato elaborato da Caritas un piano di risposta rapida all’emergenza terremoto che è stato implementato dal 15 febbraio al 14 maggio 2023. Caritas Italiana ha dunque concentrato il contributo delle prime donazioni per sostenere gli interventi di Caritas Turchia finalizzati a migliorare il benessere della popolazione colpita dal terremoto, considerando la necessità immediata di soddisfare i bisogni essenziali e riparare agli enormi danni che la catastrofe aveva causato alle infrastrutture. L’intervento può essere riassunto in quattro macro aree:  

  1. Accoglienza e assistenza a famiglie sfollate tramite accoglienza in shelter a Iskenderun e Mersin, tramite sostegni per l’alloggio ed i bisogni essenziali ad Istanbul e Smirne; 
  2. Distribuzione di kit alimentari, igienici e vestiti, inclusi anche articoli per l'inverno (coperte, stufe...) nella provincia di Hatay (in particolare nei distretti di Iskenderun, Samanda e Antiochia)  per i mesi di febbraio e marzo;
  3. Fornitura di pasti caldi per persone sfollate nei campi informali nella città di Iskenderun; 
  4. Monitoraggio post-distribuzione e continua analisi dei bisogni.  

E’ lo stesso John a raccontare queste azioni: « In questi cinque mesi, abbiamo realizzato con l’aiuto delle persone, tra cui voi italiani e altri paesi, 57 progetti, alcuni grandi e altri piccoli. Uno di questi consisteva nel ripristino dei servizi nelle case. Forse sembrerà banale, ma avere servizi igienici funzionanti è fondamentale. Ricordo ancora il disagio di una famiglia che da un mese e mezzo non riusciva a lavarsi in maniera adeguata: per farsi la doccia, dovevano arrangiarsi fuori, al freddo, dove avevano allestito una specie di box con una coperta e a turno, con un secchio, si rovesciavano l’acqua l’uno in testa all’altro. Quando abbiamo riportato loro la doccia sono scoppiati in un pianto di gioia. »  Oltre agli aiuti materiali (pacchi alimentari, vestiti, kit igienici, l’acquisto di 430 frigoriferi e 3000 ventilatori per le tende, campi da gioco per bambini e depuratori per l’acqua), John sottolinea l’importanza del generare opportunità professionali: « abbiamo sostenuto l’apertura di un laboratorio di cucito nel campo formale di Ovakent per 15 donne, mentre in quello informale abbiamo acquistato gli strumenti di lavoro per 20 giovani, che hanno cominciato a costruire dei container e una cucina in cui realizzano e distribuiscono 1000 piatti caldi ogni sera per la propria comunità. » 

« Con gli aiuti che giungono dall’estero e con l’attivazione della comunità locale stessa, piano piano ci stiamo rialzando - conclude John - . Speriamo attraverso tanti progetti nel futuro di poter aiutare le persone a ritrovare lavoro e dignità: l’importante oggi è superare i traumi. Infatti nelle catastrofi come terremoti e alluvioni è naturale che tutti si aspettino l’aiuto dagli altri: e invece questo è sbagliato! Se siamo ancora in vita dobbiamo rimboccarci le maniche e darci da fare combattendo per sopravvivere. Ho visto con i miei occhi che la gente vuole rialzarsi. » 

Andrea Bimbi, Caritas Toscana