La solennità di Tutti i Santi apre una finestra sul Paradiso, dove contempliamo “una moltitudine immensa, che nessuno può contare” (cf. Ap 7,9): coloro che seguono felici per l’eternità l’Agnello di Dio.
Inizialmente nella Chiesa si celebravano i martiri, testimoni della fede con il sacrificio della vita. D’altra parte c’era una chiara coscienza che tutti i fedeli passati da questo mondo e già accolti nella Dimora eterna partecipano in pienezza alla beatitudine promessa. Papa Gregorio III, nell’VIII secolo, per rispondere alla furia iconoclasta, fece radunare in una cappella dell’antica basilica di S. Pietro a Roma le reliquie di apostoli, martiri e confessori, onorati in tutto il mondo, adornandola con immagini del Cristo, della Madre di Dio e dei Santi. La dedicazione di questo oratorio intitolato a tutti i Santi, noti e sconosciuti, avvenne il 1° novembre. Con il tempo la festa si affermò, come in un “dittico”, insieme alla commemorazione dei defunti. Divenne un’occasione per celebrare non soltanto gli “eroi del calendario” - hanno già un giorno riservato -, ma soprattutto quei “santi della porta accanto”, che con una vita semplice e forse anonima, tuttavia imbevuta di fede e amore, hanno incarnato l’ideale della comunione con Cristo nella pratica del Vangelo. È il giorno dei “santi di famiglia”, attraverso i quali abbiamo magari ricevuto il dono della fede, o un esempio indimenticabile di comportamento evangelico: nostri parenti, familiari, amici e conoscenti.
La venerazione dei santi, grandi e piccoli, famosi o sconosciuti, è una pratica fondamentale nella vita dei cattolici, proprio perché “la Chiesa di quelli che sono in cammino riconosce benissimo questa comunione di tutto il Corpo mistico di Cristo... ha coltivato con una grande pietà la memoria dei defunti... e ha con un particolare affetto venerato (i santi) insieme con la beata Vergine Maria e gli angeli” (LG 50). Spesso, affannati nelle faccende quotidiane, scordiamo la realtà della Chiesa celeste, cioè l’assemblea di quanti già sono arrivati alla comunione perfetta con Dio eppure rimangono vicini a noi: “L’unione di coloro che sono in cammino coi fratelli morti nella pace di Cristo non è minimamente spezzata, anzi, secondo la perenne fede della Chiesa, è consolidata dalla comunione dei beni spirituali.” (LG 49) Il culto dei santi ci aiuta allora a coltivare il mistero della Chiesa nella sua globalità: la Chiesa di quaggiù guarda, spera, contempla e prega insieme alla Chiesa di lassù.
I santi sono certo anche modelli di vita per chi è in cammino nel mondo. La Chiesa riconosce in loro, prima di tutto, l’opera di Dio “mirabile nei suoi santi” e chiede la loro intercessione in qualità di amici di Dio, memori e partecipi, al contempo, delle lotte e tribolazioni dei fratelli su questa terra. Infatti non sono figure lontane o irraggiungibili: hanno saputo rispondere alla chiamata di Dio, a seconda della vocazione di ciascuno, testimoniando che la santità è prima di tutto dono di Dio da far fruttificare, non conquista umana di cui gloriarsi.
Nel nostro mondo globalizzato, dove le differenze religiose e culturali entrano facilmente in contatto e possono creare tensioni, la fede cristiana ci ricorda inoltre che la santità è una chiamata universale che trascende le barriere di cultura, lingua e religione. I santi sono fari luminosi che ci guidano all’unione fraterna. La festa che li accomuna tutti, senza distinzione, proclama che la santità non è riservata a pochi eletti, ma è veramente una vocazione universale. Talmente rivolta a tutti – riafferma il Concilio Vaticano II – che è aperta anche a quanti, su questa terra, non hanno conosciuto Cristo e il suo messaggio. Infatti “quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, e tuttavia cercano sinceramente Dio, e sotto l’influsso della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di Dio, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna” (LG 16). Benché Dio, attraverso vie a lui note, possa introdurre nel Regno dei cieli coloro dei quali lui solo ha conosciuto la fede, rimane tuttavia compito e dovere dei cristiani evangelizzare tutti gli uomini, perché ogni salvezza viene da Cristo-Capo per mezzo della Chiesa che è il suo Corpo. Ricevere in dono la Parola del Signore e i suoi sacramenti rimane via ineguagliabile alla santità per quanti hanno la possibilità di percorrerla.
La Festa di Tutti i Santi assume un’importanza particolare soprattutto in contesti dove i cristiani sono una minoranza. I cristiani in Turchia vivendo la fede senza propaganda e strepito, possono essere “luce del mondo e sale della terra” (Mt 5,13-14), esprimendo una “santità contagiosa”, serena durante le prove e a servizio di tutti.
In conclusione: non commemoriamo i santi rimirando solo un glorioso passato. Rendiamo la loro festa una celebrazione viva, attuale, che punta al futuro, e invita a guardare il nostro volto attraverso lo specchio della santità che ci attira e ci attende.
Articolo: P. Alessandro Ratti OFM Conv., Istanbul
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