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NOVEMBRE 2026

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DALLA POTENZA DELLA MEMORIA ALLA LUCE DELLA SPERANZA

A Büyükada, un Simposio per ripercorrere il cammino della Chiesa e tracciare nuove vie di evangelizzazione

Nella memoria abita il Risorto. “Hai concesso alla mia memoria, Signore, l’onore di dimorarvi” scrive S. Agostino e aggiunge: “In essa abiti certamente, poiché io ti ricordo dal giorno in cui ti ho conosciuto, e ti trovo nella memoria ogni volta che mi ricordo di te”. Il Creatore ha donato ad uomini e ad animali il dono di questo magazzino interiore dove si conservano i ricordi della realtà. Ma se per gli altri esseri viventi la memoria è una facoltà indispensabile alla sopravvivenza, per gli uomini è una potenza divina, che dà significato all’esistenza. Solo l’uomo possiede il supremo potere di rileggere, ricostruire, dare senso e ordine alla realtà contenuta nella memoria. Alla luce di chi la abita: il Risorto. Anche la Chiesa, corpo mistico di Cristo, ha una memoria. E ripercorrerla, camminando con Gesù e ascoltando la sua voce che spiega quello che in essa è scritto, è un cammino indispensabile per sentire nel petto l’ardore del cuore e veder risplendere la luce della speranza. Partendo dalle dinamiche che i discepoli di Emmaus hanno vissuto nell’incontro con il Risorto, la Commissione CET per la catechesi ha organizzato la prima edizione del Simposio “Chiesa viva tra memoria e speranza”, per approfondire le tematiche relative al percorso di formazione catechistica della Chiesa in Turchia. Quattro giorni di preghiera, ascolto, riflessione, attività di gruppo, laboratori per condividere esperienze e crescere nell’affascinante missione di annunciare il Vangelo. Abbiamo chiesto a Mons. Martin Kmetec, Presidente della CET, che con la sua introduzione generale ha aperto i lavori del Convegno, di farci comprendere più a fondo le prospettive e le dinamiche di questo nuovo e importante progetto 

Come è nata l’idea di un Simposio sulla catechesi e dove affonda le radici l’esigenza di scambiarsi idee sulle dinamiche formative in atto nella Chiesa turca? 

Il processo sinodale, sia a livello diocesano che nazionale, ha messo in luce in tutta evidenza che siamo un’unica Chiesa. I social e la tecnologia ci consentono ormai di annullare tutte le distanze, eppure sembra che ancora facciamo fatica ad allargare lo sguardo al di là del nostro piccolo mondo, delle nostre convinzioni, del nostro modo di vedere e della certezza di “avere ragione”. Questo primo Simposio sulla catechesi in Turchia è uno dei frutti del cammino sinodale. È una preziosa occasione per aprirsi gli uni agli altri, per camminare insieme. Molto spesso negli incontri sinodali diocesani è stata espressa l’urgenza della missione e questa esigenza ha reso evidente che la Chiesa tutta intera deve incarnarsi nella cultura. Ma questo processo, di non semplice attuazione, è possibile solo tramite un lavoro assiduo e instancabile per creare legami con la società, approfondire la conoscenza della lingua a tutti i livelli, formare laici e catechisti per la trasmissione della fede. 

Ripercorre il cammino della memoria alla luce del Risorto per aprirsi alla speranza. È questo il nucleo tematico principale del Simposio. Cosa significa affrontare il tema della formazione religiosa da questo punto di vista? 

Questo Simposio è pensato e costruito sulla dinamica di memoria e speranza che emerge nel racconto di San Luca, al capitolo 24 del suo Vangelo. Il cammino dei discepoli di Emmaus ci rivela l’importanza del fare memoria. Nell’incontro con il Risorto i due uomini sono invitati innanzitutto a ricordare il passato, a ripercorrere la storia vissuta con Gesù, anche nei suoi aspetti tragici, incomprensibili e dolorosi. E questa ricostruzione della memoria alla presenza viva del Risorto consente loro di accogliere la gioiosa verità della sua vittoria e aprirsi alla speranza e al futuro. 

Anche noi vogliamo fare memoria. Vogliamo ricordare e fare tesoro di ogni lavoro realizzato fino ad ora nel cammino della Chiesa per seminare e far fiorire gli insegnamenti della vita cristiana, nella consapevolezza che ogni lavoro di catechesi, anche individuale, anche se realizzato nell’ambito di specifiche realtà ecclesiali, ha in sé un valore carismatico e profetico. 

Il percorso della memoria non solo consente di guardare con speranza al futuro, ma fornisce anche gli strumenti più adatti per effettuare un’analisi attenta, fedele e serena della realtà presente. Questo Simposio è certamente una preziosa opportunità per fare luce sul cammino attuale della Chiesa in Turchia. 

Partendo da una seria considerazione sulla situazione attuale, il lavoro di questo Simposio dovrebbe costituire un’occasione propizia per prendere piena consapevolezza della realtà e della condizione in cui la nostra Chiesa si trova a vivere, per capire a che punto del cammino siamo arrivati e in quale direzione è opportuno continuare il percorso. La nostra speranza è che queste giornate diventino lo strumento per un sincero confronto con le nostre esperienze individuali, ma anche con l’esperienza di tutta la Chiesa della Turchia. Questo significa fare un’attenta riflessione sul passato, per riconoscere debolezze ed errori, ma anche la preziosa possibilità che ci è stata offerta di essere una sola Chiesa. 

È necessario prendere coscienza innanzitutto di un grande limite che ancora non siamo riusciti a superare del tutto. È un dato inconfutabile che la maggior parte dei sacerdoti e dei religiosi che hanno operato e operano in questa terra sono stranieri. Ma questo aspetto ha purtroppo contribuito a costruire una chiesa ‘straniera’, lontana dalla realtà in cui essa vive ed opera. Una Chiesa che vive nell’ombra di un Occidente idilliaco ed utopico, di un modello irraggiungibile che approfondisce le distanze più che creare comunione. Noi abbiamo bisogno di una spiritualità ecclesiale, nella quale tutti sono consapevoli di appartenere ad un Corpo. Abbiamo bisogno di radicarci nella convinzione che non ci può essere futuro per la Chiesa se non camminiamo insieme, se non collaboriamo, donandoci reciprocamente il tesoro della fede. 

Il lavoro catechetico, in realtà, non è altro che questo: diventare Chiesa dell’ascolto, Chiesa capace di discernimento comunitario, Chiesa che sa integrare le storie di vita che si intrecciano con le nostre e ci pongono sfide non semplici, Chiesa che sa rileggere quelle storie affinché Cristo risorto si renda presente nella vicenda esistenziale delle persone che le hanno vissute. 

Come si può attuare concretamente questa prospettiva? 

La realtà ecclesiale non cresce se non c’è comunione, partecipazione e collaborazione. Non esiste Chiesa se non c’è scambio dei doni: se non si condividono le intuizioni sui contenuti, le modalità e le metodologie della catechesi, se non si riflette insieme sull’identità particolare e specifica dell’essere catechista. In questo senso il nostro Simposio è un scambio di doni. E renderà più ricca la nostra Chiesa. 

Non ci può essere Chiesa senza il primo annuncio del Vangelo, senza un continuo kerigma. E anche se sono tanti, e spesso insormontabili, gli ostacoli che limitano questo annuncio, la questione principale che si pone alla nostra Chiesa è di individuare tutte le modalità per far brillare il fuoco dello Spirito nella vita e nella testimonianza dei credenti, rendendo possibile al popolo di Dio la partecipazione attiva alla vita e alla missione della Chiesa.

Questo percorso va necessariamente compiuto in piena comunione con la Chiesa, locale e universale. Quanto è importante promuovere una solida spiritualità ecclesiale perché il cammino di formazione sia veramente efficace? 

Il contenuto fondamentale del nostro insegnamento catechetico deve scaturire dalla bellezza della Chiesa nella sua interezza, con la sua diversità, la sua concretezza, la sua specificità e la sua universalità. Non si possono travalicare i principi della sinodalità: “comunione, partecipazione, missione”. L’obiettivo di tutte le nostre attività dovrebbe essere quello di promuovere una spiritualità ecclesiale, la spiritualità del Vangelo e della sua gioia. Quella spiritualità ecclesiale che, dagli inizi del cristianesimo fino ad oggi, è indissolubilmente legata a questa terra di Turchia, una spiritualità aperta ad ogni cultura, ad ogni linguaggio.

Una spiritualità ecclesiale che sa guardare con gratitudine alla sua storia. Una storia antica e bella da raccontare. 

La nostra Chiesa in Turchia esiste perché nei secoli non si è mai interrotta la testimonianza di fede e di fedeltà a Cristo. La nostra Chiesa esiste perché profondamente radicata nel solco scavato dall’esperienza comunitaria delle prime Chiese fondate dagli apostoli, esiste grazie al sempre vivo desiderio di verità che ha portato a celebrare in queste terre i primi grandi Concili. Abbiamo un grande debito di riconoscenza verso tutti martiri che hanno dato la vita per Cristo e, dai primi secoli fino ad oggi, ci hanno lasciato il tesoro della loro fede: Andrea Santoro, Mons. Luigi Padovese, i martiri protestanti uccisi crudelmente, per rimanere all’epoca recente. Che questo simposio ci apra la via del Vangelo, la cui essenza consiste in due espressioni: Cristo è risorto. È veramente risorto! 

La Redazione

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