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Janvier 2026

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Mark Teant

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Février 2026

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Deanna Russell

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NOVEMBRE 2026

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Mark Teant

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CANTARE IL TE DEUM CON MARIA

Il 31 dicembre, giorno che unisce il 2023 al 2024, abbiamo cantato in tutte le nostre chiese l’inno Te Deum, una delle più belle espressioni di ringraziamento, una delle preghiere eccezionali della tradizione della Chiesa, ed espresso con entusiasmo la grandezza di Dio. Anche se la geografia in cui viviamo nel 2023 è stata scossa da terremoti e inondazioni, e dall'ombra delle guerre in Ucraina, Azerbaigian e Nagorno-Karabakh e Israele-Palestina, che hanno causato profonde devastazioni nei paesi vicini, abbiamo sentito il desiderio di lodare Dio riconoscendo le sue innumerevoli grazie nella nostra vita.

Infatti, come insegna Papa Francesco, rileggere ogni anno la nostra vita alla luce del Vangelo ci fa vedere i “piccoli miracoli” che Dio compie nella nostra vita. È solo per questo motivo acclamare con Maria, che ha dato alla luce il nostro Salvatore Gesù Cristo, “Avvenga per me secondo la tua parola. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome” (Lc 1, 38.49), è riservato solo alle persone che sanno riconoscere e ringraziano umilmente. Tutto è dono e pura magnanimità.

Le parole del Te Deum si sollevano col desiderio di raggiungere Dio Padre e raggiungendo quelle degli angeli, apostoli e profeti, fanno ritorno nuovamente verso l’umanità. Ma non si tratta solo di una maestosa espressione di ringraziamento, bensì di una paziente accettazione della durezza della vita sulla terra. La vita umana non è nulla se non è sostenuta dalla misericordia del Signore. Perché senza la sua misericordia tutto è nulla. Infatti, mentre i versi “Salva il tuo popolo, Signore, guida e proteggi i tuoi figli”sgorgavano dalle mie labbra, è stato impossibile per me non ricordare il tragico terremoto del 6 febbraio, che ha provocato decine di migliaia di vittime e ha distrutto molte città, tra cui Antiochia, dove i seguaci di Gesù furono chiamati per la prima volta cristiani (Atti 11, 26).

Ma per me il 2023 non è stato solo l’esperienza devastante del terremoto. Vedere che, nonostante un’esperienza del genere, il mondo intero, tutte le comunità cristiane in Turchia, cattoliche e non, e anche le stesse vittime del terremoto, unite nella fede, nella speranza e nell’amore, accorrevano disinteressatamente verso chi aveva più bisogno, è stato per me il motivo più importante per cantare il Te Deum a squarciagola.

Poi, il fatto che come espressione della sua profonda fiducia nella Chiesa in Turchia, e soprattutto nei giovani, il Santo Padre mi abbia affidato il compito di servire una porzione di questa Chiesa, è stato per me un’altra nota musicale per un Te Deum speciale. L’entusiasmo che si è respirato nella Basilica di Sant’Antonio di Padova a Istanbul, con i suoi Patriarchi, i Metropoliti e Vescovi, i sacerdoti, le suore e gli altri consacrati, e i fedeli di tutte le lingue, ci ha dato molte ragioni per guardare con speranza al 2024 e agli anni a venire.

Con queste righe ho cercato di condividere con voi alcune umili note del mio Te Deum. E il vostro? Mentre muoviamo i primi passi verso il nuovo anno, vi invito tutti a rileggere la vostra vita alla luce della Parola vivificante di Dio, a riconoscerlo e a lodarlo per la sua grazia e le sue impronte nella vostra vita. Riscoprire e riconoscere i doni di Dio nella nostra vita risveglia sempre nel nostro cuore il desiderio di “lodare, riverire e servire il Signore nostro Dio” (Esercizi Spirituali n. 23), fonte di ogni bene.

Credendo che questo desiderio si sia risvegliato nel cuore di tutti voi, vorrei recitare con voi la preghiera di Sant’Ignazio di Loyola: “Prendi, o Signore, e accetta tutta la mia libertà, la mia memoria, il mio intelletto, la mia volontà, tutto quello che ho e possiedo. Tu me lo hai dato; a te, Signore, lo ridono. Tutto è tuo: tutto disponi secondo la tua piena volontà. Dammi il tuo amore e la tua grazia, e questo solo mi basta”.

Il Signore vi benedica e la Madre celeste sotto la cui protezione ci rifugiamo vi protegga. Buon anno nuovo!

+ Antuan Ilgıt

Vescovo titolare di Tubernuca

e Vescovo ausiliare del Vicariato Apostolico dell'Anatolia