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IL RITO DI ORDINAZIONE EPISCOPALE 

DI MONS. ANTUAN ILGIT

Il 25 novembre 2023, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, Mons. Antuan Ilgıt, nominato Ausiliare del Vicariato di Anatolia, è stato ordinato vescovo attraverso un rito solenne che trae le sue origine nell'opera stessa di Gesù e che la Chiesa nel corso dei secoli ha sviluppato e approfondito affinché, attraverso i gesti e le parole che lo compongono, potesse anche aiutare la comunità cristiana a comprendere ciò che il Signore risorto compie in un momento tanto importante.  

Osserviamo anzitutto che i riti di Ordinazione erano inseriti nella celebrazione dell’Eucarestia. Questo è molto importante perché sottolinea come il ministero episcopale sia strettamente legato al sacrificio eucaristico, definito dal Concilio Vaticano II “fonte e culmine di tutta la vita cristiana”. I riti propri dell’ordinazione sono iniziati nel corso della Liturgia della Parola, dopo la proclamazione del Vangelo, aprendosi con il canto dell'invocazione allo Spirito Santo. Non esiste infatti alcun ministero senza il dono dello Spirito, l’anima viva della Chiesa, che anche per mons. Antuan sarà la forza che alimenterà in lui tutti i carismi necessari per compiere fedelmente il ministero a cui è stato chiamato. In seguito un presbitero ha rivolto a mons. Paolo Bizzeti, che ha presieduto la celebrazione, le seguenti parole: “Reverendissimo Padre, la Santa Chiesa del Vicariato di Anatolia chiede che sia ordinato vescovo il presbitero Antuan Ilgıt”. Non si tratta di una semplice richiesta formale. Essa mostra come l’ordinazione di un vescovo, lungi dall’essere il semplice conferimento di un incarico o una scelta di necessità politica, rappresenti l’amorevole risposta del Signore e della Chiesa alla necessità concreta di una particolare comunità. Non c’è infatti vescovo senza la Chiesa, sua sposa. 

Successivamente è stata letta la bolla attraverso cui Papa Francesco ha proceduto alla nomina di mons. Antuan come Vescovo Ausiliare del Vicariato Apostolico di Anatolia.  In seguito, dopo l'omelia tenuta da mons. Massimiliano Palinuro, l’ordinando vescovo si è spostato davanti al presbiterio per esprimere, innanzi a tutta l’assemblea riunita, il suo proposito di esercitare, con l’aiuto di Dio, i compiti affidati ad ogni vescovo: adempiere fino alla morte il ministero degli apostoli, predicare il Vangelo, custodire la fede, perseverare nell’unità, prestare fedele obbedienza al Successore di Pietro, prendersi cura con amore di padre del popolo di Dio e guidarlo sulla via della salvezza, essere sempre accogliente e misericordioso verso i poveri e coloro che sono bisognosi di aiuto e di conforto, andare in cerca delle pecore smarrite come il buon Pastore, pregare senza stancarsi ed esercitare il ministro sacerdotale (che trova nell’episcopato la sua pienezza) in modo irreprensibile.  

A questo punto mons. Antuan si è prostrato a terra, segno della sua vita completamente donata a Cristo, mentre l’assemblea ha invocato, cantando, l’intercessione dei santi, nostri intercessori e modelli, segno che la Chiesa già vivente nel Cielo, partecipa alla vita e alla missione delle nostre comunità diffuse su tutta la terra. Si è così entrati nel cuore della Liturgia di Ordinazione, con i due riti che ne compongono la parte essenziale. Dapprima il Vescovo presidente e poi tutti gli altri vescovi presenti hanno imposto le mani su mons. Antuan inginocchiato ai piedi dell’altare. Il gesto antichissimo dell’imposizione delle mani dona tangibilmente lo Spirito Santo all’ordinando e mostra come tale dono, fatto dal Risorto, di generazione in generazione, giunge fino a noi oggi. Il secondo momento essenziale del rito consiste nella preghiera di ordinazione, recitata, nella sua parte fondamentale, ad una sola voce da tutti i vescovi presenti. Può essere interessante osservare come mons. Antuan sia rimasto inginocchiato durante tutta la preghiera con il libro dei Vangeli aperto sopra il suo capo. In questo modo il linguaggio celebrativo intende esprimere che la fedele predicazione della Parola di Dio rappresenta il compito principale di ogni vescovo. 

Come tutte le principali formule liturgiche della Chiesa, anche questa preghiera di ordinazione si compone di due parti. La prima fa memoria delle opere compiute dal Signore che fin dalle origini guarda, conosce e guida con amore il suo popolo. La seconda parte invece contiene l’invocazione dello Spirito Santo sull’eletto affinchè gli sia concesso di  pascere il santo gregge e compiere in modo irreprensibile la missione del sommo sacerdozio, che viene poi ancora una volta illustrata nella parte conclusiva del testo. È molto importante sottolineare che queste parole hanno una particolare efficacia: quando vengono pronunciate si compie in modo sicuro ciò che esse hanno espresso ed invocato. Infatti solo al termine di questa lunga preghiera, alla quale tutta l’assemblea liturgica si è unita cantando solennemente l’”Amen” mons. Antuan era effettivamente un vescovo. 

Hanno avuto quindi inizio i riti chiamati “esplicativi”. Anzitutto il capo di Mons. Antuan è stato unto con il sacro Crisma, segno di consacrazione e della speciale partecipazione del vescovo al sacerdozio di Cristo. Infine gli sono state consegnate alcune insegne che, seppur per la maggior parte utilizzate solo nell’ambito delle celebrazioni liturgiche, ben esprimono il ministero a cui ogni vescovo è chiamato: l’anello come segno di fedeltà sponsale alla Chiesa, la mitra come impegno alla santità, il bastone pastorale come segno del suo nuovo ruolo di pastore e di guida. Al termine dei riti di Ordinazione, prima che la celebrazione dell’Eucarestia procedesse nel modo consueto, mons. Antuan ha ricevuto il bacio e l’abbraccio di pace da parte di tutti i vescovi presenti. Non si è trattato di un semplice gesto di buona educazione e di augurio, quanto piuttosto di un segno di accoglienza e di comunione fraterna. Nessun vescovo infatti è un “libero professionista”, bensì parte di una comunità, di un corpo: il Collegio episcopale. Un momento particolarmente suggestivo al termine della celebrazione è stato il solenne canto del Te Deum, antico inno di lode, durante il quale il vescovo Antuan ha percorso le navate della chiesa di Sant’Antonio per benedire tutti i presenti. Grande è stata la gioia per tutto il popolo di Dio che, ora anche grazie al ministero del vescovo Antuan, continuerà con fede a rivolgersi al Signore e dirgli “Tu sei la nostra speranza, non saremo confusi in eterno”.

Articolo: P. Alessandro Amprino

Photos : Nathalie Ritzmann