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Janvier 2026

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Mark Teant

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Février 2026

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Deanna Russell

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NOVEMBRE 2026

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Mark Teant

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INSIEME VERSO LA META

Pellegrini di speranza è il motto di questo anno giubilare. Caratteristiche del pellegrino sono la povertà e la libertà: poche cose per il viaggio; scelta delle strade e sentieri a lui più consoni per raggiungere la meta che ha in cuore; provvisorietà dei suoi alloggi, non radicamento … È una bella metafora del tratto di strada che compiamo in questa nostra esistenza terrena.

Caratteristica dei fedeli cristiani in questo nostro pellegrinaggio è che la meta apparentemente lontana è già raggiunta; o meglio è essa che ci raggiunge nel momento presente, col dono della vita divina che è stata riversata nei nostri cuori per la morte e risurrezione di Gesù (cf. Rm 5,5). Questo ci colma di gioia (giubilo) nel nostro cammino. È proprio la speranza che opera tutto ciò. Sembra una magia, ma non lo è; è la natura del cristiano che partecipa alla natura divina già da questa vita. Un’espressione molto sapiente di san Charbel descrive benissimo il pellegrinaggio spirituale dell’esistenza cristiana:

“Il regno di Dio non è un fine, ma un cammino che realizziamo in noi attraverso la potenza dello Spirito: passo dopo passo, con il passare dei giorni, e nei piccoli particolari che colmano i momenti della nostra vita, secondo dopo secondo.” (Hanna Skandar, Parole di san Charbel, Gribaudi)

La speranza è una delle tre virtù teologali, insieme alla fede e all’amore, cioè doni che ci raggiungono direttamente da parte di Dio. Queste tre virtù le dovremmo considerare in relazione sinergica, trinitaria, per così dire: l’una sorregge, alimenta, rafforza l’altra. “Esse camminano insieme”, dice papa Francesco. 

La speranza, dunque, va accolta come dono e non come conquista dello sforzo umano. Quello che l’uomo fedele può e deve fare è coltivare il dono della speranza mettendo in moto soprattutto l’amore che è servizio, vicinanza ad ogni prossimo: “Dio è amore; chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1Gv 4,16). Dio ci dà la possibilità di vivere già da adesso in comunione con lui facendoci entrare nel suo tempo, pur rimanendo nel tempo del nostro pellegrinaggio terreno.

La speranza cristiana rende presente la realtà ultima dell’uomo, che sarà senza tempo, eterna: siamo già quelli che saremo, anche se non ancora in pienezza. Perciò la speranza non riguarda la vita dopo la morte (dove rimarrà solo l’amore), ma la vita prima della morte, qui, adesso che è già vita eterna!

Per analogia con la realtà umana potremmo dire che nella speranza di comprarci una casa in futuro possiamo agire in due modi. Nel primo caso, si affrontano tanti sacrifici per risparmiare la somma necessaria per acquistarla, e magari passeranno parecchi anni. Nel secondo caso, si prende un prestito dalla banca e ci si compra la casa che si abiterà da subito. Naturalmente col costo aggiuntivo degli interessi. Nei due casi l’idea di un bene, che speriamo di godere in futuro, agisce in qualche modo nel presente incentivando la nostra volontà e i nostri sforzi per ottenerlo (dimensione psicologica). Il secondo caso sarebbe più adatto a descrivere la speranza cristiana (dimensione teologica): godere nel presente di un bene di per sé possibile solo in futuro, con la differenza che non c’è bisogno di prestito bancario con gli interessi. È gratis (grazia)! Si compra senza denaro (cf. Is 55,1).

La speranza cristiana, dunque, è un dono radicato nel passato (morte e resurrezione di Cristo), che agisce oggi, nel presente della nostra vita, e ci anticipa la realtà futura, quello che saremo nel giorno senza fine, quando Dio sarà pienamente tutto in tutti (1Cor 15,28). Anche questa “Vita” futura agisce nel nostro presente: È lui l’Alfa e l’Omega; e noi non siamo soli! Dio è veramente in noi, con noi, fra noi adesso! È lui la nostra speranza.

Carmine Donnici

Foto: Mario Ratini