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La vita canta la Resurrezione

Nella musica della creazione il ritmo potente del Risorto

“Nel buio accadde qualcosa. Si sentì un canto provenire da lontano. Una volta sembrava arrivare da tutte le direzioni, un’altra da sotto terra: le note più basse erano così profonde che avrebbe potuto produrle la terra stessa. Era una melodia senza parole e senza ritornello, ma nonostante questo pareva la musica più bella che avessero ascoltato. Poi accaddero due cose inspiegabili. Innanzitutto alla prima voce se ne unirono altre, più di quelle che potreste immaginare. Erano in armonia con la prima ma molto più acute: voci fredde e argentine. La seconda cosa che sorprese i nostri amici fu che il cielo nero si fece trapunto di stelle. […] La voce era sempre più alta, fino a che l’aria non cominciò a vibrare. Quando la melodia arrivò al culmine della potenza e della gloria il sole spuntò”. Dal nulla. Nel nulla c’è una parola che crea. Una Parola così profonda da essere pensiero. Così viva da essere realtà. Così armonica da essere musica. Musica che dà forma alle cose. Schietta e argentina per le stelle. Potente e gloriosa per il sole. Note acute e prolungate per i filari di abeti. Morbide e lievi per le distese di primule in fiore. Così immagina C. S. Lewis il primo giorno del mondo. La primavera della creazione. Un canto che imprime la sua melodia alle cose create. E lascia cantare la sua musica a tutto l’universo. Un mondo nuovo, vibrante di bellezza, che lascia tutti stupiti e incantati “almeno fino a quando videro colui che cantava, perché allora dimenticarono tutto il resto”. Colui che cantava e creava il mondo. “Era un leone. Immenso, irsuto e luminoso, stava di fronte al sole appena sorto e aveva la bocca aperta nel canto”. Per dare respiro, esistenza e senso a tutta la realtà. 

Nel racconto delle Cronache di Narnia, nella storia dei secoli, nella vicenda esistenziale dell’uomo, nel mistero della liturgia quel leone Creatore si spoglia della sua maestosa potenza fino a offrirsi volontariamente alla morte. Per dare vita al traditore. Ma la sua poderosa resurrezione innesca un movimento glorioso che disgela e trasforma un inverno perenne in una primavera senza fine. Non è solo il potente simbolismo sacramentale di Lewis a farci fremere di resurrezione. È il brivido del mistero che si realizza nella nostra esistenza. In ogni istante. Conservatio est continua creatio, dicevano gli antichi. Il canto dell’amore che crea si rinnova ad ogni respiro del mondo. Lo prova la realtà, che risponde intonando l’esistenza. Lo testimonia la vita di ogni uomo, che riproduce con il suo irripetibile esistere la musica della Parola. Quell’unica Parola che ancora, incessantemente lo ricrea. Quando è tempo di rinascita e resurrezione. Quando è tempo di Pasqua e di Primavera, bisogna essere sordi o molto distratti per non distinguere i toni e i semitoni delle note che delineano il significato del nostro vivere. Bisogna essere completamente inerti per non sentirsi immersi nella forza ardente dell’amore che, come un leone dalle fauci spalancate nel canto, ripete: “Tu sei”. “Tu esisti”. Con l’incrollabile credibilità dell’avvenimento che si realizza. Bisogna essere irrimediabilmente stonati con la realtà per non saper interpretare nella generosa e gratuita offerta di quel canto vitale, il fine ultimo del nostro essere vivi. Nell’eternità di ogni istante. Siamo nati per riprodurre nella storia quel canto creatore che risuona in ogni battito e genera ogni nostro respiro. Esistiamo per ripetere nei secoli il ritmo dell’amore che suscita la vita. Riprodurlo fedelmente. Fino alle note più profonde. Suoni impercettibili ma portanti. Senza i quali tutto perde significato. Armonia grandiosa e solenne. Che parla di vita che dona se stessa per amore. E crea. Esistenza dal nulla. Resurrezione dal dolore. I poeti e i santi sanno vedere la resurrezione come un movimento/ già iniziato nelle cose (Rondoni). Loro lo sanno con certezza. La creazione e la resurrezione sono fatte dello stesso soffio. Amore che si offre. Nella realtà è profondamente incisa questa legge. La canta il Cristo di Mario Luzi mentre porta la croce nella Via Crucis al Colosseo del 1999:

Devo io portare la vita dove la vita è assente

e portarla con la mia morte…

e questo è il prezzo, questo supplizio.

È la stessa voce del leone Creatore. È lo stesso ritmo della musica che ha creato il mondo. Vincendo il nulla. Vincendo il male. Sconfiggendo la morte.

La resurrezione è un movimento. Un movimento musicale. Iniziato nell’ “Io sono” creatore di Dio. E mai interrotto. Un movimento che corre nelle cose e le attraversa. Penetra la realtà e le dà forma. E quando incontra il male non cambia ritmo. Ma abbassa il tono. Diventa profondo. Si dipana in contrasti e contrappunti. Geme e soffre. Il ritmo della creazione. Lacerato, trafitto, piagato. Ma divenuto perfettamente intonato con l’armonia originaria dell’impassibile “Io sono”. Che si apre, ferito d’amore, a dire “Tu sei”. La resurrezione è un movimento. Già iniziato nella creazione. Nelle fauci spalancate sull’eternità dell’abisso d’amore di Dio. A donare vita. Un movimento. Ripetuto senza fine. Nelle piaghe aperte sulla storia dell’abisso di dolore di Gesù. A donare resurrezione. 

La resurrezione è un movimento. Vita che, passando per il dolore, ci svela di cosa è fatta: Amore che si offre. E resta per sempre. In vita. La creazione ci mette in questo movimento. La redenzione ci rende capaci di sceglierlo. La resurrezione lo porta a compimento. In ogni istante. E nell’eternità. Conservatio est perpetua creatio. Dicevano gli antichi. Se io esisto è un incessante pensiero d’amore che mi sceglie ad ogni respiro. Ma solo quando il primigenio canto del leone Creatore diventa il ruggito del leone Risorto la mia vita – la natura, la storia – può cantare l’eternità. “Il nostro mondo è Cristo Risorto” (D. Barsotti). Non esiste altra realtà. La sua morte ha legato con amore in un volume/ ciò che per l’universo si squaderna (Par., 33). E con Lui di nuovo s’interna nel profondo palpito della Trinità. Dove tutto canta e grida di gioia.  

Enza Ricciardi

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