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Janvier 2026

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Février 2026

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Deanna Russell

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NOVEMBRE 2026

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Mark Teant

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Nelle tenebre del mondo rifulge ancora la Luce

Nel cuore dell’inverno, mentre tutto sembra avvolto dal buio, celebriamo la festa della Luce. L’antica festa della Presentazione al Tempio del Signore ci fa gustare di nuovo, dopo quaranta giorni, la gioia del Natale. In essa, come Simeone, accogliamo anche noi tra le braccia il Signore Gesù e lo salutiamo come “Luce che illumina le genti”. La benedizione delle candele all’inizio di questa celebrazione è un segno molto antico. Esso ci ricorda che la luce di Gesù illumina i nostri passi nel cammino della vita. È Gesù la vera luce che illumina e rischiara le ore oscure della nostra esistenza. 

L’immagine della luce è molto espressiva. Senza la luce non c’è vita. Allo stesso modo senza Gesù la nostra vita è solo l’anticamera della morte. Senza la luce non c’è libertà perché senza luce non ci si può muovere liberamente. Così senza Gesù ogni nostra scelta è paralizzata e ogni nostro atto è condizionato. Senza luce non c’è conoscenza perché non si distinguono le cose. Allo stesso modo, senza Gesù non siamo in grado di distinguere il bene dal male e tutto è immerso nelle tenebre dell’ignoranza e del dubbio.

Secondo un’antica tradizione, le candele benedette in questo giorno sono conservate durante tutto l’anno e vengono accese nei momenti difficili della vita, in caso di particolare pericolo. Questo non è un gesto magico o un atto di superstizione. Fin dall’antichità i cristiani compivano questo segno per indicare la propria fede in Colui che illumina le ore più oscure della vita. Ancora oggi alcuni fedeli mantengono la pia abitudine di conservare questa candela benedetta presso il proprio letto, pronta per essere accesa nell’ora della propria agonia per andare incontro al Signore “con le lampade accese”. Nell’ora della morte l’unica luce che rimane è la luce di Cristo. Soltanto Gesù, infatti, può dare senso al nostro dolore e può salvarci dalla morte eterna.

Nei giorni difficili in cui viviamo, molti uomini e donne del nostro tempo, oppressi dalle sofferenze e dalle delusioni hanno smesso di sperare. Man mano che la vita scorre, dopo aver atteso e sperato invano, delusi rischiamo di cadere nella disperazione. Il Vangelo ci dice invece che “Simeone aspettava la consolazione di Israele“.Nonostante la sua vecchiaia, nonostante le tante sofferenze e le delusioni di una lunga vita, Simeone continuava ad aspettare conservando la speranza. Come il vecchio Simeone, il cristiano custodisce la speranza perché crede che Dio mantiene sempre le sue promesse e le realizza al tempo opportuno. 

I due anziani Simeone e Anna, educati dalla meditazione della Parola di Dio, dalla preghiera assidua, dalla frequentazione del Tempio, dai digiuni e dalle veglie, resistono alla disperazione e rimangono aperti alle sorprese di Dio. I loro occhi sanno riconoscere la venuta del Messia Salvatore nascosto sotto il velo di un bimbo. Se resti in attesa, gli occhi si fanno attenti, penetranti, vigili e perciò vedono. Se anche tu, come Simeone e Anna, continui ad aver cura della tua vita spirituale puoi dire: ho visto la luce preparata per tutti i popoli

Simeone, uomo di fede, aveva ricevuto una meravigliosa promessa: “Lo Spirito Santo aveva rivelato a Simeone che non avrebbe visto la morte senza aver prima veduto il Messia. Queste Parole sono state trasmesse nel Vangelo perché ognuno di noi le conservi nel cuore e le senta rivolte come a se stesso. A ognuno di noi la Spirito Santo promette, come a Simeone: “Tu non morirai senza aver visto il Signore. La nostra vita non si spegnerà senza risposte, senza un significato, senza luce, senza amore. Non dimentichiamo mai questa promessa: Verrà anche per noi il Signore, verrà come conforto nell’ora del dolore, come forza nell’ora della debolezza, come luce nell’ora delle tenebre. 

Diciamolo con forza: Io non morirò senza aver visto la vittoria di Dio sulla morte, il trionfo del bene contro il male, senza aver visto la luce che disperde le tenebre.

+ Massimiliano Palinuro

Vicario Apostolico di Istanbul

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