(ROMA, DAL 26 AL 29 FEBBRAIO 2024)
Nella vita delle Chiese Orientali la Sinodalità è una realtà vissuta oggi che storicamente è tramandata dai tempi antichi della cristianità. Nel cammino terreno dei fedeli di queste comunità, la Sinodalità si esprime soprattutto attraverso la riunione dei vescovi che condividono la responsabilità di una stessa Chiesa chiamata nel Canone “sui iuris” o semplicemente Chiesa particolare. Questa riunione tra i vescovi chiamati anche “padri sinodali”, si realizza con l’invito specifico (CCEO can 103) del Patriarca, che è “capo e padre” (CCEO can 55) di questa stessa Chiesa secondo l’antica tradizione. È specifico compito del Patriarca “convocare il Sinodo dei vescovi della Chiesa patriarcale e presiederlo”, secondo quanto afferma il canone 103 del CCEO (Codice dei Canoni delle Chiese Orientali). Come ulteriore precisione è bene informare il nostro lettore che, promulgato da papa Giovanni Paolo II il 18 ottobre 1990 ed entrato in vigore a partire dal 1° ottobre 1991, il CCEO è il libro dei canoni che guida la vita delle Chiese e Comunità orientali cattoliche.

Basato su questi canoni e sull’antica tradizione ancora viva nelle Chiese di tradizione orientale, Sua Beatitudine Rafael Bedros XXI Catholicos Patriarca degli Armeni Cattolici, aveva convocato il Sinodo dei vescovi armeni cattolici a Roma, nella sede del Pontificio Collegio Armeno, dal 26 al 29 febbraio 2024. Ha partecipato a questo evento ecclesiastico anche Sua Eccellenza Reverendissima Mons Levon Zekiyan, Arcieparca degli armeni cattolici di Istanbul e della Turchia Alla fine di questo Sinodo celebrato a Roma, è stato pubblicato un comunicato in armeno e in arabo, dove si presentano i temi trattati, di cui presentiamo qui in modo riassuntivo quelli importanti.
Come primo punto, i Padri Sinodali hanno espresso profonda preoccupazione per la situazione dominante attualmente nel mondo e specificamente nel Medio Oriente a causa delle guerre e instabilità politiche ed hanno valorizzato l’assistenza alle loro comunità che ivi si trovano.
Hanno inoltre deciso di dare importanza alla formazione, coinvolgendo soprattutto i fedeli laici per rivitalizzare l’insieme della Chiesa armena cattolica e le sue istituzioni, coordinare la vita culturale e incoraggiare le attività delle comunità.
Il comunicato evidenzia ha precisato l’importanza di seguire “la migrazione del nostro popolo verso terre lontane” e per questo “sono state prese decisioni per creare all’interno di quelle realtà della diaspora strutture ecclesiastiche e giuridiche corrispondenti ed adeguate, per meglio venire incontro alle esigenze ecclesiastiche, spirituali ed educative del nostro popolo”.

I Padri sinodali hanno avuto l’occasione di un’ udienza speciale concessa dal Santo Padre Papa Francesco, che li ha accolti con un discorso paterno di augurio, assicurando la sua vicinanza alle comunità armene cattoliche disperse in tutto il mondo.
Il comunicato nota anche la commemorazione del 27 febbraio nel calendario latino, di San Gregorio di Narek, dichiarato Dottore della Chiesa nel 2015. In questa occasione Sua Beatitudine Rafael Bedros XXI ha presieduto alla Divina Liturgia Pontificale in rito armeno nella chiesa di San Nicola Da Tolentino in Urbe, con la partecipazione di Sua Eminenza Reverendissima Claudio Cardinal Gugerotti, Presidente del Dicastero per le Chiese Orientali, il quale nella sua omelia ha accentuato il valore e le virtù di un vescovo pastore a servizio delle comunità orientali di cui il mondo odierno ha tanto bisogno.
Il Sinodo, inoltre, ha deciso di riunirsi nel 2025, dal 7 al 11 di ottobre e oltre alle sedute istituzionali e alla conclusione dei lavori, di celebrare la liturgia della benedizione del santo Myron. Nella vita della Chiesa armena cattolica questa celebrazione si realizza ogni quattro anni o quando il bisogno chiede.
Le comunità delle Chiese Orientali sia cattoliche che non cattoliche, sono sempre di più di fronte a nuove sfide, spesso senza riuscire a superare quelle vecchie. Se un “Sinodo” etimologicamente è un “camminare insieme” e la Chiesa è un solo corpo, con il volere di Gesù, allora la preghiera di tutto il corpo potrà aiutare a superare le difficoltà affrontate dalle parti particolari e rimanere nell’insieme fedeli alla Parola di Dio.
Articolo: P. Vartan Kirakos Kazanjian
Foto: Viken Abassian
